Le mille e una dieta

Le mille diete proposte dagli specialisti, da riviste e giornali, programmi tv e centri estetici, che promettono il dimagrimento rapido e “miracoloso” sono l’epidemia attuale dei paesi sviluppati e delle società del benessere.

Tutte funzionano nel breve periodo producendo un reale dimagrimento per poi riservare a chi ne fa il proprio obiettivo primario una spiacevole sorpresa: il fallimento di tutti i propositi con il ritorno al peso precedente o addirittura maggiorato con gli interessi.

La ricerca di un equilibrio alimentare che ci renda magri e belli è condizionata dal pregiudizio culturale che porta a considerare il piacere del cibo come un pericoloso nemico insinuando nelle menti collettive la “credenza illusoria” secondo la quale – è attraverso la volontà e la ragione che si può controllare il piacere – . Niente di più sbagliato!

L’abuso della ragione, in questi casi, produce effetti irragionevoli.

Durante una dieta si cade continuamente in quelle che sono considerate le tentate soluzioni disfunzionali del controllo che a lungo andare producono inevitabilmente la perdita di controllo.

Tra queste: il divieto dei cibi più buoni, l’esercizio fisico impegnativo quando non massacrante, l’uso e l’abuso di sostanze farmacologiche che inducono il senso di sazietà (spesso pericolose perché inducono dipendenza) fino ai tentativi estremi e patologici di controllo del vomito o della restrizione anoressoide.

Controllare il piacere del mangiare è, utilizzando una metafora, come “arginare la piena di un fiume tumultuoso. Prima o poi romperà gli argini travolgendo tutto”.

Il fallimento delle diete è basato perciò sul rapporto conflittuale e contrastante che c’è tra volontà e sensazione del piacere, sul controllo di un istinto innato (quale è il piacere) che in maniera naturale costruisce le basi per l’autoregolazione del comportamento alimentare.

Abbiamo perso, inoltre, il contatto con le nostre “sensazioni di base”, “primarie”, quelle che regolano la soddisfazione dei bisogni più importanti.

Come si recupera e si costruisce un rapporto sano, equilibrato e duraturo con il cibo? Attraverso il piacere stesso che diventa una risorsa preziosa e una guida al percorso naturale di scoperta delle inclinazioni e predilezioni soggettive.

Qualsiasi rapporto con le cose piacevoli per essere equilibrato non può che basarsi sul piacere. Secondo la logica ordinaria “se mi concedo un piacere intenso ne perderò il controllo”. Secondo la logica non ordinaria, invece, è proprio la repressione di una compulsione attraverso l’autoimposizione che la rende irrefrenabile e incontrollabile. E’ concedendosi il piacere che possiamo rinunciarvi.

Conoscere il proprio piacere per il cibo permette di acquisire le capacità di gestirlo e ridimensionarlo incentivando comportamenti positivi e riorientando le inclinazioni naturali.

Questa è anche la logica dell’intervento della Terapia Breve Strategica sui  comportamenti alimentari disfunzionali. Si lavora spesso su equilibri patologici che durano da anni in cui si alternano esasperanti altalene di successi e insuccessi con le diete.

Gli strumenti utilizzati nell’intervento psicologico strategico sono rappresentati da indicazioni concrete su come rapportarsi al cibo e ad altri fattori comportamentali fondamentali (cura del contesto ambientale e sociale alimentare, attività fisica) per un equilibrio alimentare stabile  che portano gradatamente a gestire il piacere della tavola in maniera sana anziché a subire gli effetti disastrosi della perdita del controllo.

BIBLIOGRAFIA

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Nardone G., Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo. Guarire rapidamente dalle patologie alimentari, Bur, 2003

Nardone G., M. D. Selekman, Uscire dalla trappola. Abbuffarsi vomitare torturarsi: la terapia in tempi brevi, Ponte alle Grazie, 2011

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