L’ANSIA e il PANICO

Le strategie funzionali al superamento del problema

Ansia buona e ansia patologica

L’ansia è una delle reazioni umane più comuni. A livelli moderati serve a stimolarci e a motivarci, a livelli troppo intensi può causare disagi psicologici e fisici. Siamo tutti un po’ ansiosi sia pure con sfumature diverse. La differenza tra un normale comportamento ansioso e un comportamento patologico sta nel grado di impedimento che l’ansia arreca alla vita di una persona.

Le manifestazioni dell’ansia appaiono con notevoli differenze di grado, che può dipendere dal contesto, dal momento, da persona a persona. L’ansia è un fenomeno soggettivo e la capacità di sopportare una certa quantità di ansia è relativa. Alcune persone vivono in un modo apparentemente accettabile anche con una quantità di ansia considerevole, altre crollano di fronte ad angosce che sembrano irrilevanti.

Alcuni tra i più comuni sintomi emotivi e fisiologici dell’ansia sono:

tensione e continuo stato di allarme, minore capacità di concentrazione e di apprendimento, disturbi del sonno, apatia, capogiri e vertigini, sudorazione abbondante, cefalea, aumento della frequenza cardiaca, sensazione di svenimento, difficoltà respiratorie (dispnea, sensazione di chiusura della gola), disturbi intestinali.

Il panico

Tutte le manifestazioni dell’ansia, da quelle legate a situazioni specifiche (ansia per i luoghi affollati, ansia sociale, ansia per la guida in autostrada, ansia da prestazione, etc…) a quelle generalizzate possono assumere i toni devastanti dell’attacco di panico. E’ un fenomeno di breve durata così violento da dare a chi ne è vittima la sensazione della morte imminente o della perdita totale di controllo. Da qualche tempo è il disturbo psicologico più noto e diffuso.

Il termine panico ha origine dal nome del dio Pan, divinità della mitologia greca. Il mito racconta che il divertimento preferito del dio Pan consisteva nel comparire all’improvviso dinanzi a persone addormentate nel riposo pomeridiano, provocando sensazioni di terrore. La vittima dello scherzo entrava in uno stato di tale angoscia da avere l’impressione di essere sul punto di morire.

Chi, al giorno d’oggi, soffre di attacchi di panico prova durante tale esperienza un terrore incontrollabile come per una incombente condanna a morte, con sensazioni fisiche di dolore, soffocamento, capogiro e vertigini. Il più delle volte insorge all’improvviso e può durare qualche minuto, mentre gli effetti sono prolungati ad un giorno o due. Comporta depersonalizzazione, ovvero la sensazione di essere estranei al proprio corpo e derealizzazione, cioè la sensazione che il mondo sia irreale.

Dopo il primo attacco la persona colpita può cominciare a vivere nel terrore che possa ricapitare ed evita di ripetere l’atto o ritrovarsi nel luogo dove si è verificato il tutto oppure comincia a temere di sfigurare davanti agli altri e quindi ad evitare situazioni sociali. A lungo andare può sopraggiungere un forte senso di impotenza e un conseguente stato depressivo.

Quando le soluzioni tentate per l’ansia complicano e mantengono il problema

I metodi utilizzati spontaneamente da chi soffre di ansia per cercare di ridurre la paura e per cercare rassicurazioni di fronte a situazioni quotidiane vissute come minacciose vanno dalla tendenza alla fuga e all’evitamento, alla richiesta di aiuto, al controllo volontario di funzioni psico-fisiologiche spontanee, all’uso di farmaci, al parlare continuamente del problema per scaricarsi.

Questi tentativi, se reiterati nel tempo, possono trasformarsi in circoli viziosi che confermano e mantengono il problema stesso. Ad esempio se si prova molta ansia quando si frequentano luoghi affollati (piazze, supermercati, cinema, teatri…) cominceremo ad evitarli e confermeremo lentamente a noi stessi la pericolosità di tale condizione. Ogni evitamento preparerà quello successivo. La sensazione che prova una persona nel momento in cui sta evitando quella specifica situazione è di sollievo ma l’effetto successivo è l’incremento della paura proprio perché ci si sente sempre meno capace e sempre più dipendente da altri o dalla stessa “tentata soluzione disfunzionale”.

Questo vale anche per gli altri tentativi sopra citati di riduzione dell’ansia: il controllo ad esempio del proprio battito cardiaco ha l’effetto paradossale di alterarlo ancora di più; più chiediamo aiuto meno saremo capaci di far da soli; più ci appoggiamo alla “stampella farmacologica” più difficoltà avremo nell’interromperne l’assunzione; più parliamo del nostro problema più lo amplifichiamo “annaffiando una pianta con un fertilizzante speciale”.

È chiaro che queste strategie diventano disfunzionali solo se ridondanti. Quando sono ripetute si trasformano in vere e proprie trappole. La persona con il disturbo d’ansia diventa, così, l’artefice del problema che subisce. Oscar Wilde diceva che “è con le migliori intenzioni che si ottengono gli effetti peggiori”.

Come interviene la Terapia Breve Strategica sull’ansia e sul panico

Dal punto di vista “Strategico” l’intervento efficacesui disturbi d’ansia e da panico è basato sul cambiamento della percezione della realtà come minacciosa.

Questo è possibile grazie ad un’analisi attenta, da parte del  terapeuta, delle tentate soluzioni disfunzionali. Si aiuta la persona che le mette in atto innanzitutto a bloccarle e poi a sovvertirle rendendole funzionali.

Vengono fatte sperimentare una serie di concrete esperienze emozionali, adattate al personale sistema percettivo-reattivo di ogni individuo e di ogni specifico problema, che porteranno gradatamente all’acquisizione dell’autonomia e della capacità di gestire la realtà.

Ad un cambiamento della percezione segue il cambiamento delle reazioni e successivamente della consapevolezza. Quest’ultima, infatti, giungerà solo ad esperienza fatta, quando sarà inevitabile per il paziente rilevare le capacità dimostrate e le sue risorse attivate nel fare qualcosa che fino ad allora sembrava impossibile.

Spesso, le persone con un disturbo fobico possiedono un eccesso di consapevolezza rispetto al loro problema e alle cause dello stesso. Di solito queste persone sanno e hanno capito bene tutto, la loro incapacità sta nel fare effettivamente qualcosa di diverso.

Il presupposto che è alla base di tale metodoè“conoscere un problema mediante la sua soluzione”, cioè conoscere una realtà attraverso le strategie in grado di cambiarla.

BIBLIOGRAFIA

Bartoletti A., 2021 Panico, ansia & paura, Le comete, Franco Angeli.

Nardone G, 2015 La terapia degli attacchi di panico. Ponte alle Grazie.

Nardone G, 2003 Non c’è notte che non veda il giorno. La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G, 2000 Oltre i limiti della paura. Rizzoli, Milano.

Nardone G, 1993 Paura, Panico, Fobie: la terapia in tempi brevi Ponte alle Grazie.