La Terapia Breve Strategica

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi.

Marcel Proust

L’approccio strategico nell’ambito della psicoterapia può essere definito come l’arte di risolvere complicati problemi umani mediante apparentemente semplici soluzioni; nonostante certi problemi o sofferenze persistano da molti anni non per questo sono necessarie altrettanto lunghe e complicate soluzioni.
Giorgio Nardone

Cos’è la Terapia Breve Strategica. Descrizione e Storia

La Terapia Breve Strategica™ presenta specifici fondamenti teorici e prassi operative in costante evoluzione sulla base dell’esperienza empirica. E’ un approccio originale alla soluzione dei problemi umani ed è breve (al di sotto delle 20 sedute). Si occupa da una parte di eliminare i sintomi e i comportamenti fonte di sofferenza, dall’altra di produrre un cambiamento nelle modalità attraverso le quali una persona costruisce la propria realtà personale e interpersonale.

A differenza delle tradizionali teorie psicologiche e psichiatriche, un terapeuta strategico non utilizza nessuna definizione di “normalità” o “patologia” psichica bensì si rifà a concetti di “funzionalità” o “disfunzionalità”.

Da un punto di vista strategico, dunque, per cambiare una situazione problematica, non è necessario indagare e svelare le cause passate (aspetto su cui non si avrebbe nessuna possibilità di intervento), ma risulta più utile lavorare su come il problema funziona nel presente e su quali strategie siano più adatte a creare un cambiamento efficace e duraturo.

L’intervento strategico è di tipo attivo: si propone di raggiungere risultati nella maniera più rapida ed efficiente possibile e di produrli già a partire dalle prime sedute. Scopo ultimo dell’intervento terapeutico diviene quindi l’acquisizione di autonomia e capacità personali nel fronteggiare e risolvere i problemi.

erickson

Breve cronistoria. Dal 1940 al 1980 l’ipnotista Milton Erickson sviluppò un modello di terapia molto originale. Per la sua geniale capacità di problem solving fu spesso accusato di interventi terapeutici “magici” e “miracolosi”. In realtà, di magico e miracoloso c’era ben poco, se non appunto la sua grande maestria nel trovare soluzioni semplici a problemi complessi. Assieme al suo lavoro clinico, la teoria della comunicazione nata con l’antropologo Gregory Bateson e gli sviluppi costruttivisti della teoria cibernetica (Heinz von Foerster, Ernst von Glasersfeld), confluiscono poi nella cosiddetta Scuola di Palo Alto, di cui Paul Watzlawick è il maggior esponente.

Paul Watzlawick e Giorgio Nardone

Paul Watzlawick e Giorgio Nardone nei primi anni Novanta

Giorgio Nardone, allievo e collaboratore di Watzlawick, è il fautore della moderna evoluzione dell’approccio strategico. Il suo maggior contributo consiste nella messa a punto di specifici protocolli di trattamento per specifici disturbi, e nella formalizzazione di un proprio originale modello di Terapia Breve Strategica™. Attualmente il modello è applicato con successo da centinai di specialisti formati da Giorgio Nardone e costantemente in evoluzione anche grazie al numeroso gruppo di ricercatori e terapeuti affiliati al Centro di Terapia Strategica in Italia e nel mondo.

Il focus clinico che contraddistingue tale approccio dalle convenzionali forme di terapia é il come funziona il problema, anziché perché esiste. Ciò lo ha reso uno dei modelli di terapia più efficaci e veloci oggi a nostra disposizione per risolvere problemi psicologici.

Come funziona la Terapia Breve Strategica

La terapia breve evoluta imposta il proprio intervento terapeutico sulla base dell’obbiettivo da raggiungere e delle caratteristiche del problema da risolvere (non partendo, quindi, da una teoria a priori assunta dal terapeuta); l’intervento viene adattato su misura di ogni singola persona, famiglia e contesto socio-culturale. Erickson affermava, infatti, che ogni individuo possiede caratteristiche uniche ed irripetibili, così come è altrettanto originale la sua interazione con se stesso, gli altri e il mondo. Di conseguenza, anche l’interazione terapeutica risulta essere unica ed irripetibile. Il terapeuta, dunque, adatta la propria logica ed il proprio linguaggio a quello del paziente indagando  le caratteristiche del problema da risolvere, sino alla rilevazione  della sua specifica modalità di persistenza. Tecnicamente, questa è la fase di indagine sulle “tentate soluzioni”.

Le tentate soluzioni costituiscono il principale strumento operativo del lavoro strategico. Si tratta di individuare, in pratica, quali sono i tentativi di soluzione ridondanti, ossia le azioni personali, i pensieri soggettivi, le dinamiche relazionali, le emozioni dominanti, ecc. che costantemente la persona mette in atto nel tentativo di superare il problema.

Sulla base delle peculiarità della persistenza del problema, si utilizza, in terapia, la logica di Problem Solving che appare più idonea. Se la modalità di persistenza del disturbo, appare tra quelle ben note, si potrà utilizzare una sequenza formalizzata di strategie e soluzioni, ossia un protocollo specifico di trattamento. Negli anni sono stati perfezionati molti protocolli specifici di trattamento per problemi come l’agorafobia e la claustrofobia, gli attacchi di panico, l’ipocondria, i disturbi ossessivi e quelli ossessivo-compulsivi, disturbi sessuali e  disordini alimentari come l’anoressia, la bulimia e il vomiting. Qualora il meccanismo di persistenza del problema presentasse aspetti di originalità, si escogiteranno strategie costruite ad hoc.

In ogni caso sarà la misurazione dei risultati di volta in volta prodotti – non solo tra l’inizio e la fine della terapia, ma durante ogni singola fase del processo terapeutico – a guidare i successivi passi terapeutici. La terapia ha come fine ultimo quello di costruire autonomia e indipendenza. Il cambiamento strategico è infatti efficace quando mette la persona in condizione di non doversi più “appoggiare” o farsi aiutare, ma essere in grado di gestire in prima persona le esperienze che la vita le propone. A tale cambiamento corrisponde un incremento dell’autostima, dovuto al recupero della fiducia nelle proprie risorse e capacità personali. Da questa prospettiva, appare assurda l’usuale convinzione che problemi e disagi che persistono da molto tempo, necessitino obbligatoriamente, per essere risolti, di un altrettanto lungo e sofferto trattamento terapeutico.

In molti casi si possono sbloccare, in tempi rapidi, problemi e disturbi radicati da anni. 

Siamo convinti del fatto che se una terapia funziona, deve produrre cambiamenti significativi molto rapidamente. 

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