Depressione: rinunciare a vivere. Come uscirne…

La modalità con la quale si caratterizza – da un punto di vista strategico – il problema della depressione è ben riassumibile nel concetto di rinuncia (Muriana, Pettenò, Verbitz, 2006). La rinuncia consiste nell’abbandono di qualsiasi forma di reazione attiva di fronte alle difficoltà della vita, alla gestione della quotidianità e della sfera relazionale, familiare e amicale. Metaforicamente, la barca viene lasciata alla deriva, senza rotta né remi né vele.

Ciò che porta alla rinuncia – e quindi alla depressione – è un evento critico reale o ideativo. In parole più semplici, la depressione può venire a seguito di un accadimento devastante (un lutto, una perdita, un insuccesso personale o professionale, una malattia con effetti a lungo termine), oppure a causa di una graduale ma costante costruzione di un senso di insoddisfazione della propria esistenza.

Infine, è importante sottolineare che la rinuncia può assumere diverse forme. Si può rinunciaredelegando: quando ad esempio la persona depressa instaura con gli altri una relazione di continua richiesta d’aiuto e/o di lamentazione e di sfogo. Si può rinunciare arrendendosi: quando la modalità più ricorrente consiste nell’isolamento da tutto e da tutti (una sorta di rinuncia “radicale”). Si può rinunciarearrabbiandosi: quando la reazione dominante diviene quella della rabbia, della pretesa, della ribellione.

Il lavoro strategico con la depressione prende le mosse da qui, dal rendere possibile un’inversione di rotta rispetto alla rinuncia. Emile Cioran scrisse con grande lungimiranza che «la rinuncia è un piccolo suicidio quotidiano». La terapia breve strategica della depressione è in genere molto efficace per tutte le persone che… si sentono insoddisfatte della propria insoddisfazione.

Bibliografia a tema: Muriana, E, Verbitz T, Pettenò L, 2006. I volti della depressione. Ponte alle Grazie.

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